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Viva Taranto
impariamo ad amare
i luoghi che ci hanno dato emozioni
e non c'entra la bellezza né il fascino oggettivo
dell'arte, della natura o della cultura in assoluto
noi semplicemente amiamo il nostro nido
dove abbiamo mosso i primi passi
dove abbiamo amato e dato i primi baci
amiamo i luoghi dove abbiamo lasciato
i primi brandelli di pelle
dove abbiamo tirato i primi calci al pallone
o dove abbiamo stretto al petto la prima indimenticabile bambola
amiamo
quei luoghi innestati nella nostra corteccia cerebrale
e nel nostro sistema linfatico che poi dà vita al nostro cuore
…
ecco perché io amo Taranto
anche se per il novanta per cento delle persone che incontro
questa città non è nulla
ma a me piace anche il suono della parola Ta – ran – to…
mi piacevano le figurine con i colori rossoblù
mi piace tuttora guardare il mare dalla terra e la città dal mare…
mi piace la parlata
e amo i posti dove me la facevo da ragazzo
magari vie anonime… direte voi!
e invece per me scrigni… già… di questo si tratta
scrigni con un tesoro da cui mi sono allontanato
e che forse proprio per questo adesso brilla ancor di più
un tesoro quasi esoterico fatto di calcinacci e sguardi e
cosce e risacca e vino e asfalto e…
…
a volte mi capita di non sopportare l'esaltazione di chi è rimasto
e ora deve suffragare la sua scelta
ingigantendo il bello, le coste, i frutti di mare e tutto il resto
senza voler vedere gli artigli che stanno poco alla volta dragando i coralli tarantini
…
o a volte penso che personalmente vivo
nel ricordo di quello che era e che adesso non può più essere
ma
ragazzi,
resta l'emozione
l'emozione per quello che ci cuce addosso il destino
embrioni allevati e nutriti in riva a quel magico mare che è lo Ionio,
un mare che sa di sconfitte e fazzoletti sventolati e occhi in attesa dei ritorni
l'emozione,
l'emozione che sa darmi
un secchio di plastica azzurra pieno d'acqua e polipi
all'angolo di via Umbria con via Emilia
alle undici del mattino
di un inverno che sa essere talmente dolce
che anche i figli di Odino
potrebbero inchinarsi.
II Parte
Detto questo ci sono un bel po' di cose che non mi vanno:
le acciaierie che non rispettano i polmoni della mia gente
il porto mercantile che ha aumentato il traffico e il fatturato del 24,7% senza adeguare le norme di sicurezza alla nuova tipologia di impianto
la gestione delle coste
il sistema fognario che offende il mare
il comune senso della cosa pubblica da parte della mia gente
il potere gestito da quattro mercanti arricchiti le cui seconde generazioni spadroneggiano dopo un master usurpato alla cattolica di Milano
il sistema politico in mano alla peggior gente che siamo riusciti a trovare
il concetto di igiene e pulizia da ricreare perché Taranto non è una stiva
l'assenza di una via di salvezza dai branchi di cani inferociti
i modelli sociali dove se sei un ladro arrivista sei un grande e se sei una brava persona sei un coglione
la malavita
l'incuria e l'assenza di rispetto per quello che la città è
i vuoti
l'assassinio premeditato del turismo
la cultura lasciata nelle mani putrescenti di una manica di vecchi rincoglioniti che parlano di Apuleio e Fogazzaro da cinquant'anni senza capire cosa c'è nel mondo
l'opinione pubblica incanalata da organi di stampa bulgari che leccano il culo ai marci totem di turno
la truffa perpetrata ai danni della bellezza della città dai signori del mattone e del cemento
a chi ci schernisce ancora promettendoci il mondo e poi prende lu grande salentu e ce lo infila nel culo senza averlo vaselinato e di sicuro rigassificato
tutti coloro che hanno un peso, anche minimo, nell'averci fatto scivolare al penultimo posto tra le città italiane in quanto a qualità della vita quando meriteremmo almeno la zona Uefa.
Cosimo Argentina
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