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Pensando a Taranto la
notte dell’8 Ottobre 2004
Cerchi alle orecchie, occhi neri
trucco pesante e capelli mossi,
la mano sinistra poggiata sul tufo poroso di una chiesa chiusa da
troppi anni
e alle sue spalle una feritoia da cui spunta
una lama verticale di mare
…
la ragazza è una ragazza di Taranto
già sento il profumo della sua pelle
su cui puoi grattar via la salsedine con le unghie
tiene il corpetto legato alla schiava
sotto i suoi pori oscillano
canti atavici arabi e scogli greci
se tu le potessi afferrare un mazzo di vene
di arterie in fuga dal cuore
sentiresti le paranze scivolare in silenzio
nel sangue
dirette verso l’alba, coi gabbiani intorno, col pesce
ad argentare legno e sartie
…
non c’è dubbio, è una ragazza di Taranto
la gonna corta mostra gambe forti e sode
che odorano di vegetazione spontanea
cresciuta lungo vie insaccate in
muri a secco e ulivi avvitati e spaccati
…
ha una bocca violenta, questa ragazza
anche Taranto ha una bocca violenta
un enorme buco nero che lascia guizzare
una sensuale lingua di sabbia bianca
e
la città è una città femmina
l’ho sempre vista così
femmina, calda, seduta dietro tende di rafia
silenziosa nei vecchi pomeriggi di frettolosi funerali
e folle di voci nelle mattine di pozze d’acqua davanti ai banchi delle spigole
…
sì, dev’essere di Taranto, quella ragazza con i bracciali d’argento
agli avambracci
così bella… così sola…
ed io… così lontano…
Cosimo Argentina
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