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Il Postino
Lui fischiava
sempre due volte.Appena s'infilava nel vicoletto o nel largo e quando entrava
nei portoni.Il trillo era secco,prolungato,vibrato.Quasi quasi come quello degli
arbitri nelle partite di calcio.Tutti accorrevano alle finestre, ai
balconcini;quelli che d'estate sostavano nel largo o nel vicoletto si
avvicinavano in fila indiana. "Pustì, a me?....", "Pustì",
Minetole?...Cianciaruse?...Basile?..." e tanti altri cognomi tarantini
veraci.
Il postino non
rispondeva. Lo faceva solo dopo che era entrato nel portone e dopo quel fischio
che, se sibilato troppo vicino, poteva anche tormentare i timpani di tutti,
vecchi o giovani che fossero. Molto meglio la trombetta ricurva usata dai
portalettere in tempi più remoti.
Il postino
fischiava due volte anche quando portava la posta nei palazzi del Borgo: prima
nel portone, poi nell'atrio.
Nella Taranto di
tanti anni fa le cassette della posta erano pressocchè sconosciute, per cui la
corrispondenza bisognava ritirarla direttamente dalle mani del portalettere.
Scendendo le scale o c'u sòlete panàre calato dal balconcino. Le....tragedie
cominciavano quando il postino imponeva con autorità il tanto temuto:"
Firmate qua". Una parola! E chi la sapeva mettere una firma? Già il segno
di croce era una fatica: la mano incerta, la matita copiativa che-- Accedénte!--
aveva sempre la punta consumata, la lingua tutta fuori a passeggiare da destra a
sinistra sulle labbra.
Altra tragedia
allorchè si doveva pagare qualcosa al portalettere, per esempio per un plico
tassato. Da certe case, a volte, non usciva un soldo neppure se le giravi
sottosopra. Lei, la moglie del pescatore, si affannava a spiegare al postino che
soldi in casa non ne aveva, perchè il marito non andava a mare per il
"malo tempo". Un'altra donna, da una finestrella dove a stento ci
stava la sua testa, precisava:" I guai della pignata li sa la cucchiàra".
E una vecchietta, seduta sopra una sedia impagliata, ribadiva:"Siamo
ridotti alle pezze". Sembrava un concorso pubblico tra miserabili, una
selezione tra disgraziati.
O forse era
soltanto un gioco, il gioco del “Facciamo a chi la spara più grossa?”
E tutta questa
manfrina per far capire al postino che soldi non ce n’erano. Ma il postino non
accettava spiegazioni , vere o false che fossero: o i soldi e la posta o niente.
Si finiva a solde ‘mbrieste.
La posta era
preziosa per tutti. L’aspettavano con ansia la mamma e il papà del ragazzo
militare, di quello emigrato all’estero, degli sposi in viaggio di nozze, le
ragazze dai fidanzati, i fidanzati dalle ragazze. Si trattava molte volte di
lettere scritte da altri (sempre per la solita questione
dell’analfabetismo)che poi però, una volta giunte a destinazione, bisognava
leggere. Madonna benedetta!…Fùce, va’ chiame a Uelìne, ca quìdde sape
leggere…à fatte le scole!…E tutti a correre da Uelìno o da altri fortunati
che un minimo d’istruzione l’avevano. Uelìno conosceva le storie e i fatti
di tutti. Anche quelli più intimi.
Tratto
da “Taranto com’era…” di N.
C.
( da Conny )
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