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Comitato
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"Base Usa a Taranto, aumenta il rischio nucleare"
(di A. Marescotti - articolo del 12 gennaio 2004 tratto da www.tarantosociale.org)
Fino
al 2003 Taranto era una base della Marina Militare Italiana con infrastrutture
finanziate dalla Nato e cogestite in ambito Nato. Ora si viene a sapere che
esiste un piano segreto per trapiantarvi una base Usa. Un giornalista ha rotto
le uova nel paniere e ha scoperto che per il 12 e 13 gennaio 2004 erano in
programma le trattative. Ma l'on. Ostillio (centrosinistra) non si dimostra
molto sorpreso e afferma: "Per la città sarebbe una fortuna".
Il Corriere del Mezzogiorno dell'11 gennaio 2004 - allegato regionale del
Corriere della Sera - ha pubblicato un articolo a firma di Nazareno Dinoi che ha
come titolo "Base Usa a Taranto, investimento da 600 milioni di
dollari". Oggi e domani una funzionaria dell'ambasciata americana è a
Taranto per trattare.
La notizia conferma e arricchisce con nuovi elementi quanto già PeaceLink aveva
scoperto il 20 settembre 2000 sul sito del Pentagono e cioè che Taranto era
diventata il nodo telematico del sistema C4i americano, un sistema di
coordinamento e spionaggio militare che collegherà la base navale direttamente
alla Us Navy oltre Atlantico (precisamente il Navy Center for Tactical System
Interoperability che ha base a San Diego in California), scavalcando la catena
di comando Nato.
La notizia - data in esclusiva nazionale da PeaceLink - aveva suscitato da una
parte un'interrogazione parlamentare del senatore Semenzato (componente di una
commissione difesa che era completamente all'oscuro della faccenda) e dall'altra
parte le impacciate smentite dell'on. Minniti (braccio destro di D'Alema) e
della Marina Militare, smentite che rasentavano il grottesco essendo il
comunicato di PeaceLink supportato da in una pagina web ufficialmente del
Pentagono.
Si è poi scoperto sulla stampa specializzata che il sistema C4i coinvolge anche
la portaerei Garibaldi.
L'attuale notizia della nuova base Usa a Taranto arriva dopo i recenti scavi
archeologici da cui giunge conferma che sotto la nuova base navale - in
costruzione in località Chiapparo - esiste un villaggio neolitico. Chi si è
presentato per fotografare il sito archeologico non avrebbe potuto farlo essendo
il luogo - contemporaneamente - sito di esclusivo interesse militare. Non osiamo
pensare che cosa sarà di questo bene archeologico e turistico in una città in
cui l'espansione edilizia è in passato avvenuta dando "sepoltura" ad
un anfiteatro che ora giace nel centro cittadino sotto le fondamenta dei suoi
palazzi.
Citiamo tutto questo per sottolineare che il superprogetto militare Usa rischia
di provocare a Taranto la fine di ogni prospettiva commerciale e turistica. A
Taranto rimarrà in eredità un solo futuro certo: quella di città a rischio
nucleare e di bersaglio per devastanti azioni terroristiche. Ricordiamo che
tutti i sommergibili americani sono a propulsione nucleare. Questo è il futuro
che ci vogliamo scegliere? Recentemente il sindaco di Taranto Rossana Di Bello
ha dichiarato che le priorità di sviluppo della città saranno due: il porto
commerciale e il turismo. Per il turismo la dice lunga la fine che farà con
ogni probabilità il villaggio neolitico... Per il porto commerciale è bene
citare i dati (resi pubblici su Internet) del "Piano di emergenza per le
navi a propulsione nucleare" (classificato come "riservato" dalla
Marina Militare) il quale piano prevede, nel capitolo intitolato "Misure da
applicare allo scopo di evitare incidenti e pericoli di collisione durante la
manovra di unità militari a propulsione nucleare", un esplicito divieto di
transito civile. Vi si legge testualmente: "Unità mercantili: il traffico
sarà sospeso. Maridipart provvederà a richiedere alla Capitaneria di Porto la
sospensione del traffico precisando inizio e durata della sospensione (...) La
Capitaneria di Porto prenderà provvedimenti intesi a ritardare la partenza di
unità mercantili." Inoltre la Capitaneria dovrà "far sostare il
traffico in arrivo fuori dal porto ed in posizione tale da non intralciare le
unità militari a propulsione nucleare".
Gli americani andarono via da Taranto all'inizio degli anni sessanta dopo aver
installato intorno a Gioia del Colle trenta missili Jupiter a testata nucleare,
ognuna della potenza pari a 100 volte quella di Hiroshima. Due di quei missili
rischiarono di esplodere a causa di fulmini. Quando andarono via gli americani
la città tirò un sospiro di sollievo ma oggi l'on. Ostillio (centrosinistra),
che a quei tempi aveva quattro anni, sembra rimpiangere le ricadute
occupazionali di una presenza americana. Gli chiediamo se troverà una sola
assicurazione che stipulerà a Taranto una polizza di risarcimento in caso di
incidente nucleare: ogni assicurazione le esclude esplicitamente a priori. E che
Taranto abbia rischiato grosso lo testimonia il passato. Nel 1968 il
sommergibile atomico americano Scorpion passò da Taranto il 10 marzo per
esplodere il 22 maggio nell'Oceano Atlantico. Un'altra catastrofe fu sfiorata il
22 settembre 1975 con lo scontro fra l'incrociatore Belknap e la portaerei
Kennedy nello Jonio in quanto divampò un incendio a bordo le fiamme arrivarono
a pochi metri dai missili nucleari Terrier provocando il più grave SOS nucleare
della Us Navy.
Va ricordato che in caso di incidente o disastro i trattati bilaterali
Usa-Italia non consentono alcuna azione penale italiana verso i militari Usa,
come ha dimostrato la tragedia del Cermis.
Taranto temiamo possa diventare una colonia americana, esposta a tutti i rischi
e senza alcun potere di controllo, come dimostra la base Usa della Maddalena in
cui non è possibile il monitoraggio della radioattività in quanto le autorità
americane non autorizzano analisi ravvicinate.
La mitilicoltura e la pesca a Taranto avrebbero il futuro segnato da una spada
di Damocle radioattiva.
Lo Statuto di Taranto, all'articolo 1, parla di città operatrice di pace libera
da armi di sterminio di massa.
Per noi la campagna elettorale è già cominciata: metteremo su Internet i
candidati e la forze politiche che non si schiereranno contro il pericolo
nucleare di una Base Usa a Taranto.
E se la base Usa si farà, cari politici, ricordatevi Scanzano. Non saremo la
colonia di nessuno.
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"No al nucleare - No agli insediamenti navali Usa"
(di G. Matichecchia - comunicato del 5 febbraio 2004)
La più assoluta
mancanza di chiarezza, vecchio metodo in virtù del quale alle inermi
popolazioni viene servito il fatto compiuto, ha spinto un gruppo di cittadini,
alcuni aderenti ad associazioni pacifiste ed ecologiste, a costituire un
Comitato per il No al nucleare e No all’insediamento navale Usa. Le
associazioni impegnate sono:
tarantosociale, Peacelink, TarantoViva, Legambiente, WWF, Pax Christi,
Associazione per la Pace, ARCI, Attac, Oltre le barriere, Cobas.
Un Comitato non per inseguire vaghe paure e generiche voci ma per scongiurare un
disegno, oscuro nelle strategie ma preciso nei contenuti, che porterà presto i
sottomarini americani a propulsione nucleare a disperdere radiazioni nucleari
nel mare di Taranto. Abbiamo sopportato tutto in nome del progresso
socioeconomico e dell’occupazione, il siderurgico, il cementificio, la
raffineria, costruiti sotto le finestre di casa.
Intanto però gli occupati calano, la ricchezza continua ad essere un miraggio,
mentre i tumori aumentano.
Abbiamo, per consolazione, un bel piano di protezione civile per le zone a
grandi rischi. Per come stanno attualmente le cose, c’è già dispersione di
sostanze radioattive in mare. La presenza di sommergibili e portaerei a
propulsione nucleare sarebbe l’inizio della fine. Già oggi i giovani fuggono
da Taranto. Un più alto indice di rischio nucleare farebbe terra bruciata
intorno al Ponte Girevole.
Questi i pericoli che hanno fatto nascere il Comitato dei due NO. Al nucleare
(previdenti i nostri governanti stavano realizzando una capace pattumiera
nucleare a Scanzano) e alla ulteriore militarizzazione di questa regione (ci
sono disegni anche per Brindisi) con la vocazione per il turismo e
l’agricoltura ma costretta alle armi da interessi estranei a noi. Il Comitato
tornerà a riunirsi in pubblica assemblea mercoledì 11, alle ore 18, la sede
sarà presto resa nota. Nella riunione sarà presentato da Alessandro Marescotti
un inedito dossier che contiene i primi tasselli certi di un mosaico di morte
che qualcuno sta componendo per Taranto, il Salento e la Basilicata ionica.
Naturalmente la cittadinanza è invitata ad aderire al Comitato che come
iniziale impegno realizzerà una raccolta di firme per allertare gli
amministratori consentendo loro di saggiare il “peso” del dissenso.
Contestualmente saranno realizzati contatti con le realtà di Scanzano, Brindisi
e La Maddalena. www.tarantosociale.org – www.peacelink.it –
www.tarantoviva.it sostengono queste iniziative.
Per la indispensabile opera di informazione e di coscientizzazione delle
popolazioni, un significativo insostituibile ruolo dovrà essere svolto dagli
organi di informazione cui rivolgiamo accorato appello.
Giovanni Matichecchia di Taranto Sociale
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