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Taranto a rischio nucleare?

Comitato "NO AL RISCHIO NUCLEARE, NO ALLA NUOVA BASE USA"
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La lettera di TarantoViva al sindaco di Taranto la dott.ssa Rossana Di Bello, sul problema dell'imminente insediamento U.S.A. a Taranto e il conseguente pericolo NUCLEARE: ad oggi senza risposta.



CONTRO UNA BASE NAVALE U.S.A. A TARANTO - CONTRO IL RISCHIO NUCLEARE - MOBILITIAMOCI!!!
 
La base navale di Chiapparo viene ufficialmente inaugurata dal massimo rappresentante dello Stato. Che cosa cambierà? Si affannano ad assicurarci che nulla muterà. Operativa era, operativa continuerà ad essere. Una cerimonia di scarso valore sostanziale. Una vuota scelta di ufficialità. Noi temiamo che molto cambierà. Perché intorno alla base navale tutto cambia. Nel nostro territorio e lontano, lontanissimo da noi. New York, Madrid sono lontane eppure vicinissime. L’Iraq si è traformato in fucina di terrorismo ed ha chiesto tributi di sangue a tutti i Paesi colà intervenuti per “tenere la pace”. La paura ha bussato alla porta dell’occidente. A Taranto viene spalancato un portone enorme. Ci sono sempre maggiori evidenze del prossimo arrivo della sesta flotta Usa nel Mar grande, ci sono sempre più allettanti descrizioni dei vantaggi economici che porterebbe la costruzione di una base Usa nel nostro porto e si magnifica l'entità degli investimenti. Nessuno però può dimenticare i danni alle tradizionali e floride attività di pesca e di mitilicoltura che danno lavoro a tremila tarantini, nessuno può ignorare l'impatto gravissimo sull'ambiente della nostra città già compromesso da troppe scelte sbagliate, nessuno può trascurare il duro colpo per il turismo che faticosamente si tenta di sviluppare né l'ostacolo enorme che si determinerebbe per il traffico mercantile. Soprattutto non è possibile tacere gli ulteriori danni alla salute derivanti dall'inquinamento. Non sembra rilevante la necessità che la cittadinanza venga correttamente informata e democraticamente interpellata su quanto è stato progettato.
Abbiamo bisogno di credere che in questa città non ci sono politici ed amministratori distratti, pronti a volgere lo sguardo altrove fingendo di non sapere, per mettere poi la bandiera della pace sui propri manifesti elettorali. I politici e gli amministratori onesti rendano pubblica dichiarazione della propria posizione contro i danni all'ambiente, contro ogni nuovo futuro insediamento militare, contro ogni rinnovato ricatto occupazionale, contro chi propone di barattare l'integrità dell'aria, dell'acqua e del suolo, e quindi la salute e la stessa esistenza, con i posti di lavoro. Denunciamo la follia di uno sviluppo non sostenibile, reclamiamo un futuro di pace e di lavoro per i cittadini di Taranto, chiediamo rispetto per la dignità dell'uomo, per l' integrità dell'ambiente, per la tutela della vita.
 
Hanno aderito:
Alex Zanotelli - Missionario comboniano
Renato Kizito Sesana - Missionario comboniano
Riccardo Petrella - Univ. Cattolica Lovanio (B)
Arrigo Colombo - Univ. Lecce
Giulietto Chiesa - Giornalista
Nello De Gregorio - Ambientalista
Alessandro Marescotti - Peacelink
Lucio Giummo - Architetto
Ettore Marangi - OFM Resp. GPSC
Cosimo Argentina - Scrittore
Patrizia Conte - Cantante
Alessandro Langiu - Attore
Iaia Vantaggiato - giornalista
Peppe Giusto - Regista
Angelo Losasso - Musicista
Stefano Maria Bianchi - Giornalista e scrittore
Leo Pantaleo - Attore e regista
Nicola Andreace - Pittore
Enzo Falcone - Pittore
Giovanni Amodio - Critico d'arte
Martino Carrieri - Scrittore
Michele Devitis - Paroliere
Cosimo Cinieri - Attore
Gianni Cellamare - Musicista
Cataldo Scatigna - Musicista
Cristina Ceci - Musicista
Giuseppe Magaldi - Musicista
Edoardo Winspeare - Regista
 



"Base Usa a Taranto, aumenta il rischio nucleare"

 (di A. Marescotti - articolo del 12 gennaio 2004 tratto da www.tarantosociale.org)

 

Fino al 2003 Taranto era una base della Marina Militare Italiana con infrastrutture finanziate dalla Nato e cogestite in ambito Nato. Ora si viene a sapere che esiste un piano segreto per trapiantarvi una base Usa. Un giornalista ha rotto le uova nel paniere e ha scoperto che per il 12 e 13 gennaio 2004 erano in programma le trattative. Ma l'on. Ostillio (centrosinistra) non si dimostra molto sorpreso e afferma: "Per la città sarebbe una fortuna".

Il Corriere del Mezzogiorno dell'11 gennaio 2004 - allegato regionale del Corriere della Sera - ha pubblicato un articolo a firma di Nazareno Dinoi che ha come titolo "Base Usa a Taranto, investimento da 600 milioni di dollari". Oggi e domani una funzionaria dell'ambasciata americana è a Taranto per trattare.
La notizia conferma e arricchisce con nuovi elementi quanto già PeaceLink aveva scoperto il 20 settembre 2000 sul sito del Pentagono e cioè che Taranto era diventata il nodo telematico del sistema C4i americano, un sistema di coordinamento e spionaggio militare che collegherà la base navale direttamente alla Us Navy oltre Atlantico (precisamente il Navy Center for Tactical System Interoperability che ha base a San Diego in California), scavalcando la catena di comando Nato.
La notizia - data in esclusiva nazionale da PeaceLink - aveva suscitato da una parte un'interrogazione parlamentare del senatore Semenzato (componente di una commissione difesa che era completamente all'oscuro della faccenda) e dall'altra parte le impacciate smentite dell'on. Minniti (braccio destro di D'Alema) e della Marina Militare, smentite che rasentavano il grottesco essendo il comunicato di PeaceLink supportato da in una pagina web ufficialmente del Pentagono.
Si è poi scoperto sulla stampa specializzata che il sistema C4i coinvolge anche la portaerei Garibaldi.
L'attuale notizia della nuova base Usa a Taranto arriva dopo i recenti scavi archeologici da cui giunge conferma che sotto la nuova base navale - in costruzione in località Chiapparo - esiste un villaggio neolitico. Chi si è presentato per fotografare il sito archeologico non avrebbe potuto farlo essendo il luogo - contemporaneamente - sito di esclusivo interesse militare. Non osiamo pensare che cosa sarà di questo bene archeologico e turistico in una città in cui l'espansione edilizia è in passato avvenuta dando "sepoltura" ad un anfiteatro che ora giace nel centro cittadino sotto le fondamenta dei suoi palazzi.
Citiamo tutto questo per sottolineare che il superprogetto militare Usa rischia di provocare a Taranto la fine di ogni prospettiva commerciale e turistica. A Taranto rimarrà in eredità un solo futuro certo: quella di città a rischio nucleare e di bersaglio per devastanti azioni terroristiche. Ricordiamo che tutti i sommergibili americani sono a propulsione nucleare. Questo è il futuro che ci vogliamo scegliere? Recentemente il sindaco di Taranto Rossana Di Bello ha dichiarato che le priorità di sviluppo della città saranno due: il porto commerciale e il turismo. Per il turismo la dice lunga la fine che farà con ogni probabilità il villaggio neolitico... Per il porto commerciale è bene citare i dati (resi pubblici su Internet) del "Piano di emergenza per le navi a propulsione nucleare" (classificato come "riservato" dalla Marina Militare) il quale piano prevede, nel capitolo intitolato "Misure da applicare allo scopo di evitare incidenti e pericoli di collisione durante la manovra di unità militari a propulsione nucleare", un esplicito divieto di transito civile. Vi si legge testualmente: "Unità mercantili: il traffico sarà sospeso. Maridipart provvederà a richiedere alla Capitaneria di Porto la sospensione del traffico precisando inizio e durata della sospensione (...) La Capitaneria di Porto prenderà provvedimenti intesi a ritardare la partenza di unità mercantili." Inoltre la Capitaneria dovrà "far sostare il traffico in arrivo fuori dal porto ed in posizione tale da non intralciare le unità militari a propulsione nucleare".
Gli americani andarono via da Taranto all'inizio degli anni sessanta dopo aver installato intorno a Gioia del Colle trenta missili Jupiter a testata nucleare, ognuna della potenza pari a 100 volte quella di Hiroshima. Due di quei missili rischiarono di esplodere a causa di fulmini. Quando andarono via gli americani la città tirò un sospiro di sollievo ma oggi l'on. Ostillio (centrosinistra), che a quei tempi aveva quattro anni, sembra rimpiangere le ricadute occupazionali di una presenza americana. Gli chiediamo se troverà una sola assicurazione che stipulerà a Taranto una polizza di risarcimento in caso di incidente nucleare: ogni assicurazione le esclude esplicitamente a priori. E che Taranto abbia rischiato grosso lo testimonia il passato. Nel 1968 il sommergibile atomico americano Scorpion passò da Taranto il 10 marzo per esplodere il 22 maggio nell'Oceano Atlantico. Un'altra catastrofe fu sfiorata il 22 settembre 1975 con lo scontro fra l'incrociatore Belknap e la portaerei Kennedy nello Jonio in quanto divampò un incendio a bordo le fiamme arrivarono a pochi metri dai missili nucleari Terrier provocando il più grave SOS nucleare della Us Navy.
Va ricordato che in caso di incidente o disastro i trattati bilaterali Usa-Italia non consentono alcuna azione penale italiana verso i militari Usa, come ha dimostrato la tragedia del Cermis.
Taranto temiamo possa diventare una colonia americana, esposta a tutti i rischi e senza alcun potere di controllo, come dimostra la base Usa della Maddalena in cui non è possibile il monitoraggio della radioattività in quanto le autorità americane non autorizzano analisi ravvicinate.
La mitilicoltura e la pesca a Taranto avrebbero il futuro segnato da una spada di Damocle radioattiva.
Lo Statuto di Taranto, all'articolo 1, parla di città operatrice di pace libera da armi di sterminio di massa.
Per noi la campagna elettorale è già cominciata: metteremo su Internet i candidati e la forze politiche che non si schiereranno contro il pericolo nucleare di una Base Usa a Taranto.
E se la base Usa si farà, cari politici, ricordatevi Scanzano. Non saremo la colonia di nessuno.

 

 

"No al nucleare - No agli insediamenti navali Usa" 

(di G. Matichecchia - comunicato del 5 febbraio 2004)

 

La più assoluta mancanza di chiarezza, vecchio metodo in virtù del quale alle inermi popolazioni viene servito il fatto compiuto, ha spinto un gruppo di cittadini, alcuni aderenti ad associazioni pacifiste ed ecologiste, a costituire un Comitato per il No al nucleare e No all’insediamento navale Usa. Le associazioni impegnate sono:
tarantosociale, Peacelink, TarantoViva, Legambiente, WWF, Pax Christi, Associazione per la Pace, ARCI, Attac, Oltre le barriere, Cobas.
Un Comitato non per inseguire vaghe paure e generiche voci ma per scongiurare un disegno, oscuro nelle strategie ma preciso nei contenuti, che porterà presto i sottomarini americani a propulsione nucleare a disperdere radiazioni nucleari nel mare di Taranto. Abbiamo sopportato tutto in nome del progresso socioeconomico e dell’occupazione, il siderurgico, il cementificio, la raffineria, costruiti sotto le finestre di casa.
Intanto però gli occupati calano, la ricchezza continua ad essere un miraggio, mentre i tumori aumentano.
Abbiamo, per consolazione, un bel piano di protezione civile per le zone a grandi rischi. Per come stanno attualmente le cose, c’è già dispersione di sostanze radioattive in mare. La presenza di sommergibili e portaerei a propulsione nucleare sarebbe l’inizio della fine. Già oggi i giovani fuggono da Taranto. Un più alto indice di rischio nucleare farebbe terra bruciata intorno al Ponte Girevole.
Questi i pericoli che hanno fatto nascere il Comitato dei due NO. Al nucleare (previdenti i nostri governanti stavano realizzando una capace pattumiera nucleare a Scanzano) e alla ulteriore militarizzazione di questa regione (ci sono disegni anche per Brindisi) con la vocazione per il turismo e l’agricoltura ma costretta alle armi da interessi estranei a noi. Il Comitato tornerà a riunirsi in pubblica assemblea mercoledì 11, alle ore 18, la sede sarà presto resa nota. Nella riunione sarà presentato da Alessandro Marescotti un inedito dossier che contiene i primi tasselli certi di un mosaico di morte che qualcuno sta componendo per Taranto, il Salento e la Basilicata ionica.
Naturalmente la cittadinanza è invitata ad aderire al Comitato che come iniziale impegno realizzerà una raccolta di firme per allertare gli amministratori consentendo loro di saggiare il “peso” del dissenso. Contestualmente saranno realizzati contatti con le realtà di Scanzano, Brindisi e La Maddalena. www.tarantosociale.org – www.peacelink.it – www.tarantoviva.it sostengono queste iniziative.

Per la indispensabile opera di informazione e di coscientizzazione delle popolazioni, un significativo insostituibile ruolo dovrà essere svolto dagli organi di informazione cui rivolgiamo accorato appello.

Giovanni Matichecchia di Taranto Sociale

 

 

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