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Potere, Territorio e Città in Italia Meridionale tra IV e X secolo: il caso di Taranto
Domenico Salamino
3 Gennaio 2007 - ore 17,00
Biblioteca Civica "P. Acclavio"
Piazzale Bestat 1/2 TARANTO

GRAZIE A TUTTI, GRAZIE A VOI
tratto dal GuestBook di TarantoViva.it
(post del 09/01/2007 - ore 14.43)
Carissimi Amici,
desidero ringraziarvi tutti per l'entusiasmo e per il sostegno con i quali mi avete sostenuto!!!
La serata del 3 Gennaio ha segnato anche per me un momento di assoluta importanza: credo fermamente in tutte le azioni e manifestazioni che tendono a stimolare la coscienza storica e lo spirito di identificazione e di appartenenza cittadina, siano davvero importanti, soprattutto in un momento difficile come quello in cui Taranto si trova a vivere. La Storia è vita dei popoli ed è espressione delle epoche. I fatti che la Storia porta al pubblico sono ad ammaestramento della società civica. E solo se si conosce si ama e ci si sente parte di un Luogo comune, che prima ancora di essere meramente fisico, deve per forza di cose essere cognitivo. "Potere, territorio e città in Italia Meridionale..." è una tesi di laurea fatta di nozioni, di valutazioni ed interpretazione dei fatti storici, che in quanto appunto "fatti" mantengono degli aspetti oggettivi utili alla comprensione del divenire storico di molte situazioni avvicendatesi in un gap cronologico esteso come quello da me considerato. La natura di questo studio non deve rimanere, a mio avviso, una semplice carrellata espositiva di tali vicende. L'impegno che mi sono proposto - fin da quando ho iniziato le ricerche - era quello di tentare anche una attualizzazione della conoscenza storica, indirizzandomi verso una strumentalizzazione di tale conoscenza in termini di crescita culturale, ma anche economica, necessaria al Territorio.
Taranto deve rinascere.
Ma non sulle fondazioni di una dialettica la cui maggiore stupidità risiede nella polemica fatta di frasi, concetti, promesse che vagano senza piedi per terra.
Mi domando spesso se i nostri politici locali (o politicanti?) conoscono la storia del proprio territorio. Se sanno, realmente, qualcosa di ciò che è stato il divenire storico della nostra città. Se, oltre agli sciocchi orgogli campanilistici che nascono spesso da concezioni tipiche dei luoghi comuni del sapere, sanno che i problemi di Taranto hanno radici lunghe e secolari. Peraltro difficili da estirpare con l'incompetenza tipica di quel modus operandi politico che non ricerca la reale competenza fatta per mezzo delle osmosi della conoscenza storica, culturale, sociale, economica, etnoantropologica (parola brutta questa!) con altri Luoghi dai quali attingere degli exempla utili alla rinascita e allo sviluppo.
Il mio non vuole essere un richiamo sull'incapacità politica dei nostri politicanti.
Almeno non solo!!!
Il mio vuole essere un IMPEGNO!
Non è necessario l'appartenenza al mondo fallito dei partiti per fare POLITICA.
Adoro questo termine, perché in esso si coagula tutta la sostanza che fa l'alleanza dei cives, come direbbe il mio caro Isidoro da Siviglia.
Il mio vuole essere un IMPEGNO politico che vuole sorgere dalla CONOSCENZA e dalla condivisione di un ideale modus vivendi tutto civico e cittadino. Per questo ho accettato l'invito di TarantoViva e del F.A.I.. Per questo intendo assicurare il mio futuro contributo perché Taranto non si pianga solo addosso, ma faccia tesoro della propria STORIA.
DOMENICO SALAMINO
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SOLE ALLA VALLE, SOLE ALLA COLLINA.
tratto dal GuestBook di TarantoViva.it
(post del 05/01/2007 - ore 18.31)
Ciao ragazzi e qualche parola sincera e doverosa sulla serata del 3 vorrei spenderla anch'io.
Sento di dover ringraziare moltissimo TarantoViva e il F.A.I. per aver creduto sulla parola alla validità del lavoro di Domenico sulla base, almeno inizialmente, dei miei entusiastici wow post-veneziani. Poi l'approfondimento dei contenuti della tesi e la conoscenza di Domenico hanno dato il colpo di grazia alle poche e deboli remore sulla faccenda. E sono felice di quello che abbiamo realizzato, e sono felice anche se la sala non era piena come avrebbe dovuto per quello che la ricerca e il suo argomento meritava perché, come a ragione mi faceva presente l'aureo auro, una tesi sul periodo bizantino al 3 di gennaio con conseguente ingolfo da feste e panettoni a Taranto non poteva sperare concretamente in qualcosa di più. Ma niente intacca l'enorme valore del lavoro di Domenico, che merita un plauso su più fronti per la validità in sé per sé dei contenuti, per la volontà precisa di impostare la ricerca secondo una metodologia volta all'innovazione e allo svecchiamento dei sistemi finora utilizzati (almeno al Sud Italia) e perché tutto questo si inquadra in un più vasto progetto di rinnovamento del sistema culturale tarantino stesso. Che è, e qualcuno provi a contestarlo, stantìo, arenato su pochi e ormai superati cavalli di battaglia, e pochissimo propenso a creare una rete di conoscenze ampia e condivisa e fruibile a largo raggio. Che non significa banalizzare la cultura. Anzi. Significa cominciare a pensare in termini di educazione culturale, significa desiderare e agire in maniera tale che tutti, indistintamente, provino ad avere una sete sempre crescente di cultura, e che noi si provi a soddisfare questa sete e allo stesso tempo ad accrescerla sempre più. Vogliamo creare un'offerta di cultura e che sia cultura alta, senza avere paura di risultare ostici, settoriali, specialistici, noiosi. Vogliamo un adattamento verso l'alto che significa tutto l'opposto di un arroccamento in torri d'avorio e in una intangibilità del sapere. Significa fare massa critica intorno alla conoscenza della storia, del territorio, dell'arte, del teatro e della letteratura. Significa portare avanti un messaggio di solidarietà per chi crea avanguardie tradotte in termini di ipotesi nuove di ricerca. Significa comprendere e far comprendere che più conosci e più sei padrone del tuo destino e più aumenta la tua coscienza civile e la padronanza del tuo territorio. E quindi l'amore, e quindi la rabbia (perché qui, per ora, il travaso di bile è un passaggio obbligato), e quindi la lotta per sé stessi e per il patrimonio culturale collettivo. E quindi l'orgoglio di appartenere alla nostra amara terra.
MARIA GIOVANNA BOLOGNINI
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