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Incrociatore
Lanciamissili "Vittorio Veneto" |
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Giuseppe Mastronuzzi |
Associazione Nave Museo
Vittorio Veneto – Cimelio Storico |
C/o ANMI Taranto |
Via Cugini 1 |
74100- Taranto |
tel./fax 099.4773399 |
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Premessa
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Il 24 ottobre del 1918 l’Esercito
italiano attraversò il Piave e sfondando gli schieramenti
austro-ungarici all’altezza di Vittorio Veneto, diede
vita insieme alle truppe alleate ad un’insieme di operazioni
che culminarono con la disfatta delle divisioni avversarie e
con la resa di Villa Giusti il 3 novembre dello stesso anno.
L’insieme delle operazioni prese il nome di Battaglia
di Vittorio Veneto.
Nel tempo la Marina Italiana in due occasioni ha battezzato
con questo nome, in memoria della raggiunta Unità Italiana,
Unità di prima linea che sono state Navi Ammiraglie. |
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La Corazzata
"Vittorio Veneto" |
La prima unità era una
nave da battaglia, una superdreadgnout, che dava il nome alla
classe omonima realizzata fra il 1934 e il 1940. La corazzata
Vittorio Veneto fu impostata il 28 ottobre del 1934 presso i
Cantieri Navali Riuniti dell’Adriatico a Trieste; scese
in mare il 25 luglio del 1937 e fu infine consegnata alla Regia
Marina il 28 aprile del 1940. Lunga 237,8 m f.t. e larga 32,9
m f.t., con un’immersione media a pieno carico di 10,5
m aveva un dislocamento ufficiale di 35000 tonn L’unità
era armata con 9 cannoni da 381/50 mm, 12 da 152/55, 12 da 90/50,
e la protezione raggiungeva il massimo valore di 350 mm sullo
scafo e di 380 mm sulla parte frontale delle torri dei grossi
calibri. Otto caldaie permettavano di raggiugere la velocità
massima era di 30 nodi. L’eguipaggio era di circa 1800
uomini.
Il Vittorio Veneto raggiunse Taranto il 15 maggio del 1940 entrando
a far parte della 9° Divisione della I Squadra, giusto in
tempo per prendere parte alla guerra. Nei circa tre anni di
attività bellica il Vittorio Veneto effettuò 56
missioni di guerra partecipando ai più importanti scontri
a fuoco con la Royal Navy. All’atto dell’armistizio,
l’Unità prese il mare il 9 settembre del 1943 e
dopo i tristi fatti della Roma raggiunse prima e da qui il Grande
Lago Amaro (Suez) dove rimase internata per tre lunghi anni.
Fece rientro in italia, ad Augusta, il 9 febbraio del 1946.
Il trattato di pace ne prevedeva la cessione alla Gran Bretagna
in conto danni di guerra, da questi fu rifiutata a fronte della
immediata demolizione. La demolizione fu completata con la vendita
ai demolitori intorno agli anni ’60.
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L’incrociatore
Lanciamissili "Vittorio Veneto" |
Negli anni sessanta sulla scorta
delle indicazioni derivanti dalla ricostruzione e trasformazione
dell’incrociatore Giuseppe Garibaldi, la Marina italiana,
fra il 1958 e il 1964, realizzò due moderni incrociatori
lanciamissili, l'Andrea Doria e il Caio Duilio. Le esperienze
fatte con il primo impiego operativo degli incrociatori della
classe Doria furono utilizzate per la progettazione dell’incrociatore
lanciamissili e portaelicotteri Vittorio Veneto. Il Vittorio
Veneto è stato impostato il 10 giugno del 1965 ed è
sceso in mare presso gli scali dell’Italcantieri di Castellammare
di Stabia il 5 febbraio 1967; è stato consegnato alla
Marina Militare il 12 luglio del 1969 e, donata dalla città
di Vittorio Veneto, ha ricevuto la Bandiera di Combattimento
- una sorta di vero e proprio battesimo per una nave militare
- a Trieste il 4 novembre del 1969. Il 30 ottobre del 1969 aveva
già raggiunto per la prima volta la sua sede operativa,
la II Divisione Navale di base a Taranto.
Con un dislocamento di circa 9500 tonnellate, ricevette un armamento
e un’elettronica che certamente lo rese più potente
di molte unità della seconda guerra mondiale e con le
dovute proporzioni anche più della gloriosa Corazzata.
Un sistema missilistico antiaereo Aster con lanciatore binato
per missili Terrier antiaerei e limitatamente antinave e missili
antisommergibili Asroc, 8 cannoni da 76/62 mm Oto Melara Allargato,
due lanciatori tripli per siluri antisommergibili da 324 mm
e sino a 9 elicotteri leggeri (AB 204 prima e gli AB 212) costituivano
per l’epoca dell’entrata in servizio un armamento
di tutto rispetto. Modernissima era l’elettronica che
comprendeva il tridimensionale AN/SPS-52 B dalla caratteristica
antenna piatta e nera e il radar di scoperta aerea era l’AN/SPS
40. Per la lotta antisomm a prora in un grosso bulbo fu istallato
una sonar AN/SQS-23 Più moderni erano i sistemi di comando
e controllo di gruppi navali complessi integrati nel sistema
SADOC 2.
L’apparato motore su quattro caldaie Foster – Wheeler
e su due gruppi turboriduttori Tosi, consentiva di raggiungere
una velocità massima di 32 nodi e un’autonomia
di 6000 miglia a 20 nodi. L’equipaggio era di circa 560
uomini.
Fra il 1980 e il 1982 il Vittorio Veneto ha subito presso l’Arsenale
della Marina Militare di Taranto un esteso rimodernamento. Nell’occasione
oltre all’aggiornamento dell’elettronica, sono stati
imbarcati missili antinave Otomat con portata sino oltre l’orizzonte
e due sistemi di difesa di punto Dardo con torri binate Breda
40/70. L’apparato motore fu trasformato dalla combustione
a nafta a quella a gasolio per ragioni di standardizzazione
dei rifornimenti e per assicurare un minore impatto sull’ambiente.
I dodici mesi trascorsi da fermo in Arsenale ed il complesso
ammodernamento subito hanno fatto del Vittorio Veneto, nel suo
genere, una delle unità migliori al mondo.
Con l’entrata in servizio del nuovo incrociatore portaeromobili
Giuseppe Garibaldi, consegnato alla Marina Militare a Trieste
il 30 settembre del 1985, il Veneto da questo è stato
sostituito nel ruolo di Nave Ammiraglia della Squadra pur conservando
il ruolo di Nave Ammiraglia delle Forze d’Altura.
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Attività |
Dopo appena un’anno di servizio
e di messa a punto, l’Unità partì per una
lunga crociera addestrativa tenutasi fra il 25 aprile e il 23
agosto del 1970 in nord Atlantico fra porti americani ed europei.
Nel corso della sua attività il Vittorio Veneto ha partecipato
a centinaia di esercitazioni piccole e grandi, nazionali ed
internazionali, ma sempre svolgendo funzione di nave comando
di gruppi di scorta a unità portaerei o di convogli complessi.
Fra le attività operative ci pare importante ricordare:
- il soccorso delle popolazioni colpite dalle alluvioni in Tunisia
nel 1973, dai terremoti in Friuli nel 1976 ed in Irpinia nel
1980. con l’incrociatore Andrea Doria e il 3° Gruppo
Elicotteri;
- la missione con l’incrociatore Andrea Doria e il rifornitore
di squadra Stromboli, dell’VIII Gruppo Navale in soccorso
dei profughi vietnamiti nelle acque del Golfo di Thailandia;
- le operazioni Restore Hope in Somalia nel 1995;
- le operazioni in Albania nel1996;
- le operazioni in Mare Adriatico durante gli ultimi fatti in
Jugoslavia nel 1997 e 1998 per costituire una prima cinta difensiva
antiaerei al territorio nazionale.
Oggi il Vittorio Veneto rappresenta l’ultimo incrociatore
in servizio nelle marine europee e l’unico incrociatore
ancora operativo al mondo oltre quelli americani e i pochi russi
e al peruviano Aguirre. Quest’ultimo completato in Olanda
su progetti risalenti agli anni ’30, più volte
modernizato è in procinto di essere trasformato in nave
museo.
Dopo anni di onorato servizio che lo hanno visto toccare in
missioni addestrative, di rappresentanza e operative tutti i
mari del mondo il Vittorio Veneto dovrebbe essere ritirato dal
servizio entro il 2004, dopo trentacinque anni di servizio,
per essere avviato alla rottamazione e divenire preda della
fiamma ossidrica.
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La Nave
Museo |
L'importanza che riveste dal punto
di vista storico e tecnico una unità quale il Vittorio
Veneto, suggerisce che la stessa unità sia conservata
ed utilizzata come nave museo.
Gli esempi di simili realizzazioni sono centinaia. Il forte
richiamo che tali iniziative hanno ottenuto negli altri paesi
in cui sono state realizzate ha contribuito a rilanciare aspetti
dell’economia locale legati al turismo. In Gran Bretagna,
a Liverpool la necessità di sostituire un’economia
imperniata sull’industria pesante ha portato il Warship
Preservation Trust Collection, fra l’altro, alla realizazione
nell’area portuale di Birkenead - una volta iperattiva
ed oggi sottoutilizzata - di un polo museale eccezionale: l’Historic
Warships at Birkenead dove sono esposte la fregata Plymouth
del 1959, veterana delle Falkland, il sommergibile Onix del
1966, il dragamine Bronington del 1956, l’unico LCT che
abbia partecipato al D-Day in Normandia e che sia arrivato al
XXI secolo, l’U534, un sottomarino tedesco del 1942 affondato
nel Kattegat e recentemente (2000) recuperato dal fondo del
mare. L’iniziativa ha fatto seguito a quella ormai radicata
della Portsmouth Maritime Society della piccola città
di Portsmouth, in forte crisi economica per la riduzione dell’occupazione
e delle attività della base navale, con la riduzione
a partire dagli anni ’70 dell’organico della Royal
Navy, essa ha dato vita ad una delle più grandi raltà
storico-culturali e turistiche della Gran Bretagna. La caracca
Mary Rose del 1510, il vascello Victory del 1765, Ammiraglia
di Nelson a Trafalgar, la corazzata Warrior del 1860 ed altro
naviglio minore insieme ai capannoni dismessi di uno dei più
vecchi arsenali militari inglesi costituiscono polo di attrazione
per migliaia di turisti di ogni nazionalitàva.
Una città come Taranto per la quale da un po’ si
parla di differenzazione dell’economia avrebbe da tale
iniziativa un contributo che può essere piccolo solo
se non gestito nel migliore dei modi. A fronte di una spesa
stimata inferiore alla decina di milioni di euro (spesa necessaria
a mettere in “sicurezza” la nave), ridicola se si
pensa al costo di un’appartamento nel centro della stessa
città, Il Vittorio Veneto per Taranto può rappresentare
“un bene che più che da conservare è un
bene che si vuole conservare perché è conveniente
conservare”, tanto dal punto di vista storico, tanto da
quello umano, tanto da quello tecnico culturale, quanto da quello
economico. Il percorso per arrivare alla conservazione del Vittorio
Veneto può rappresentare se supportato dagli Enti territoriali
e dall’imprenditoria locale, sicura fonte di sviluppo
sociale, occupazionale ed economico sul modello di tanti esempi
non solo dei paesi storicamente legati alla marineria, come
quelli anglosassoni e francofoni, o con forti tradizioni militari
come il Giappone, ma che spaziano dalla Grecia (incrociatore
Averoff del 1910) alla Turchia (posamine Nusret 1912), dalla
Polonia (cacciatorpediniere BlysKawica del 1937) alla Bulgaria
(fregata Druzki del 1956i), dal Cile (ariete Huascar del 1865)
alla Repubblica Popolare Cinese (cacciatorpediniere Chi Lin
del 1948).
In quest’ottica il Vittorio Veneto trasformato in museo
potrebbe rappresentare il nucleo di un complesso museale dedicato
al mare e alla storia dell’uomo sul mare. In esso ruolo
di pari importanza potrebbe anche rappresentare l’Isola
di San Paolo la più piccola delle Chéradi, di
prossima messa in disponibilità da parte della Marina
Militare, che con le sue fortezze di fine ‘800 rappresenta
l’inizio della storia di Taranto al servizio della sicurezza
dell’intera Italia Unita.
Il 13 marzo di quest’anno presso la sede dell’Associazione
Nazionale Marinai d’Italia di Taranto, in Via Cugini,
n°1 alle ore 16.30, grazie alla presenza di una trentina
di soci, tutti fondatori, provenienti da diverse Associazioni
d’Arma ma anche quali privati cittadini, si è costituita
l’Associazione Nave Museo Vittorio Veneto Cimelio Storico.
Essa in osservanza dell’Art. 9 della Costituzione Italiana:
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la
ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio
storico e artistico della Nazione”, ha lo scopo di sensibilizzazione,
promozione e diffusione dell’idea di realizzare con l’incrociatore
Vittorio Veneto, all’atto della dismissione, il primo
esempio di Nave Museo in Italia; di conservazione di altre navi,
mercantili o militari, che abbiano rappresentato momenti importanti
nella storia, tecnica ed umana, della marineria, della navigazione,
dell’ambiente marino e dell’ingegneria navale; di
studio, promozione e diffusione della storia della marineria,
della vita dell’uomo sul mare, dell’impiego della
nave, dello sviluppo delle tecnologie marine. Lo Statuto, l’atto
costitutivo e le modalità di iscrizione per i nuovi Soci
sono visibili, provvisoriamente, sul sito www.anmi.taranto.it.
Ulteriori informazioni di dettaglio sono acquisibili presso
la segreteria dell’Associazione nella persona del Signor
Carlo Incorvaia, presso la sede dell’ANMI di Taranto in
via Cugini n° 1 Taranto, aperta tutti i giorni feriali dalle
ore 09.00 alle 11.00 (tel/fax: 099.4773399).
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